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Se non visualizzi bene i margini clicca su aggiorna pagina sul tuo menù di explorer Commento all'articolo tratto dagli archivi W.D. di Salvatore Marfoglio Dr. in Veterinaria e allevatore di P.T. e futuro proprietario di Briard L'articolo che alleghiamo , gentilmente recapitatoci , ci chiarisce perchè in zootecnia assume rilevanza l'argomento " dell'importanza degli stalloni " più volte affrontato e dibattuto e che in allevamento, (inutile affermare che lle femmine o meglio le fattrici in riporoduzione , partecipano al 50 % nella trasmissione del patrimonio genetico) il dato ritenuto vincente è un altro , e , che da un indicazione non solo numerica, è la precentuale di riproducibilità di un soggetto , un fenomeno fatto di numeri , di statistiche e di aritmetica . Analisi su cui si fonda anche un ramo specifico della genetica e dei suoi principi chiave . Chiariamo meglio il concetto con un esempio : Una fattrice adulta cioè dai due anni in poi , nella migliore delle ipotesi darà alla luce , nella sua carriera riproduttiva , cioè fino a 6, massimo 7 anni ( ma gia è un limite molto alto ) una media ottimale di 55-70 cuccioli ( nel caso della maggior parte dei cani da pastore di medio-grande taglia ) che con due , tre stalloni diversi , influenzerà il sangue al , di due o tre linee direttrici di "sangue " , ovviamente è inutile sottolineare che , allevatori avventori , seppur storici , senza scrupoli , spingono le fattrici fino a 7 o 8 anni vanificando la "giusta pensione " e producendo cuccioli , solitamente non sani o poco vitali , ovviamente qui si parla di medie . Giocoforza , l'importanza del maschio nei cani , ma , come in ogni altra specie in allevamento zootecnico , è senza dubbio di grande rilevanza , perchè sostanzialmente si parla di altre cifre , anche perchè lo stress riproduttivo , nel maschio , si limita a pochi istanti specifici , e comunque uno stallone a fine carriera 7 o otto anni , che abbia prodotto in modo intensivo , ha dato il contributo alla nascita mediamente di 220- 280 cuccioli se non 300 e più , in razze il cui risultato cinofilo è molto evidenziato anche dai club di tutela , in cui le pianificazioni sono verticistiche , e scelte di allevamento non sono dettate da una sparuta scelta individuale , sono come dire "sociali" che apportano delle indizazioni sull'allevamento in senso globale , e visto che i numeri sono un dato importante auspichiamo , che per il Briard come per il P.T. che le scelte degli stalloni , e, delle qualità intrinseche di ciascuno di essi , siano evidenziate ed universalmente riconosciute , ma sopratutto il lavoro di pianificazione insito nella cultura nord europea , ( tradotto poi , significa collaborazione tra allevatori , privati , aziende , giudici , handlers e appassionati in genere , non pianificazione per accentramento di poteri ) ci sia anche per il ns. beniamino Briard ( ma ciò , ad onor del vero , vale per molte razze) e la strada maestra sia una sorta di collegiale ed enorme allevamento mondiale , fruttifero sia in termini qualitativi , che quantitativi . Concludendo questa breve introduzione , abbiamo la speranza come appassionati , che in altre razze come il P.T. , giuste o meno , le indicazioni di percorso esistono e sono delle strade da seguire , con costanza , senso critico , ma , visto i risultati , sono delle vie maestre , che se scevre da mitismo e da illuminazioni personalistiche , ( che a tutt'oggi influenzano negativamente delle scelte) abbisognano di rapporti ponderali e qualitativamente equilibrati . Il ns. rammarico per il briard è che con un cane di "questo livello" , l'affidamento al club di razza Italiano ( ma non è il solo club ) è senza dubbio un affidamento fiduciale che ne risente di troppi individualismi e di troppo poche linee di pensiero , ragion per cui se il Club Italiano denominato B&A (Briards e Amici ) ha la stessa direzione manageriale da più di 20 anni , è sintomatico di una mancanza di dialettica nel suo interno e ciò che sembrerebbe un fenomeno di stabilità è senza alcun dubbio , un modo riduttivo di concepire l'alternanza e la continuità dialettica per migliorare e valorizzare la razza del PASTORE DI BRIE . S.Marfoglio Introduzione di Alfonso Velardi Dall'Archivio di Work Dogs un articolo sintetico , ma non privo di fondamentale " resa fotografica" di una razza del suo percorso , narrato si , con senso critico , ma anche con profondo rispetto che i numeri , la qualità e l'esperienza hanno in seguito prodotto , da quel lontano 1899 e dal suo "Creatore " ad oggi , livelli mai raggiunti da nessun altra organizzazione cinofila pari alla SV o la SAS e non solo in termini numerici , qualcuno ha detto a proposito del Briard (e sicuramente non in tono campanilistico , ne polemico ) che se la Francia patria del Briard fosse meno individualista oggi il Briard avrebbe un'altra storia ed un altro futuro . Noi ci limitiamo a evidenziare semplicemente dei dati salienti che scrittori-esperti quali M.de Cillis sottopongono ad un vasto pubblico e da cui noi traiamo enormi vantaggi come lettori -appassionati di cinofilia , prima di tutto , e di Briards poi , e da cui con molta modestia bisognerebbe trarre insegnameno , poichè dietro alla storia ed al successo di una razza , c'è sempre un enorme lavoro di squadra . Alfonso Velardi Pagina 1 Autore Mauro de Cillis  pag2  pag3  pag.4  pag.5  pag.6  archivio del Giudice -allevatore mauro de Cillis 
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